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Ormai non passa giorno in cui Donald Trump non minacci o decida di imporre dazi. L’amministrazione statunitense ha annunciato l’imposizione di dazi, non solo verso storici rivali commerciali come la Cina, ma anche verso Canada ed Unione Europea, accusata di essere “una delle autorità fiscali e tariffarie più ostili e abusive al mondo”.  Il presidente degli Stati Uniti sembra convinto che la bilancia commerciale penda dalla parte sbagliata a causa di ingiuste penalizzazioni delle imprese statunitensi, come l’IVA o i procedimenti giudiziari contro i colossi americani, come Apple e Google, che hanno subito condanne per questioni fiscali e pratiche concorrenziali scorrette. A parte evidenti mistificazioni della realtà, come la narrazione sull’Iva che non è un dazio sui beni importati come afferma Trump, ma un’imposta che colpisce direttamente i consumatori e riguarda anche i beni prodotti all’interno di un paese, riecheggiano in questi giorni molti interrogativi sui dazi: cosa sono esattamente? Qual è la loro reale efficacia? Quale impatto potrebbero avere sull’economia americana, su quella europea e sull’intera economia mondiale?

 

Il deficit commerciale Usa

Gli Stati Uniti importano dall’estero più di quanto non esportano verso altri paesi. Questa differenza, che prende il nome di deficit commerciale, nel 2024 è stata pari a circa 926 miliardi di dollari. La Cina è l’area verso la quale il deficit commerciale degli Usa è più elevato, con valori poco superiori ai 270 miliardi, seguita dall’Unione Europea con circa 230 miliardi. In Europa i paesi con maggior surplus commerciale verso gli Usa sono la Germania e l’Irlanda, con oltre 80 mld di dollari, seguite dall’Italia con circa 44 mld. I deficit commerciali, come si può notare dai grafici riportati sotto, sono cresciuti negli ultimi anni insieme alla crescita dell’interscambio. Inoltre, a fronte di un deficit commerciale complessivo degli Usa, è possibile osservare un deficit nel commercio di beni e merci ed un surplus nei servizi: di fatto gli Stati Uniti importano più beni e merci di quanti non ne esportino, ma esportano servizi più di quanti non ne importino.

Le mosse sui dazi, decise o minacciate da Trump, hanno l’obiettivo di riequilibrare il deficit commerciale degli Stati Uniti, rafforzare la produzione nazionale ed aumentare le entrate fiscali, ma stanno venendo interpretati anche come un’arma negoziale per ottenere concessioni dagli stati più penalizzati dalla loro applicazione. Gli Usa saranno in grado di conseguire i vantaggi sperati o le controindicazioni dell’applicazione dei dazi rischiano di vanificare gli obiettivi prefissati? Per capirlo è utile partire dai benefici del commercio internazionale e dal funzionamento dei dazi.

 

 

Ragioni e benefici del libero commercio internazionale

In una situazione di libero scambio internazionale, ogni paese tenderà a non produrre tutti i beni che gli occorrono, ma a concentrarsi nella produzione di quei beni o servizi in cui ha un vantaggio comparato, cioè che riesce a produrre ad un costo opportunità inferiore rispetto ad un altro paese. Rispetto alla situazione in cui tutti producono al loro interno la totalità di beni e servizi che gli occorrono, la specializzazione a livello internazionale fa si che ogni paese si concentri su ciò che sa fare meglio e su ciò che consente di creare maggiore valore aggiunto. Il risultato è che il libero scambio apporta grandi benefici in termini di miglioramento del benessere collettivo, insieme ad alcuni inevitabili problemi. Il commercio è più importante per i piccoli paesi che per i grandi, ma migliora sensibilmente il benessere di tutti e apporta benefici anche ai paesi che hanno un vantaggio assoluto rispetto a tutti gli altri. Il grande miglioramento del benessere collettivo dal secondo dopoguerra ad oggi è anche figlio del periodo di pace diffusa e del processo di abbattimento delle barriere commerciali.

  

 

Cosa sono i dazi e quali effetti hanno sull’economia

Ogni paese che apre le proprie frontiere al libero scambio internazionale diventa esportatore di alcuni beni, che vengono venduti all’estero oltre che sul mercato interno, ed importatore di altri beni, che vengono venduti dalle imprese estere ai consumatori nazionali. Accade frequentemente che le importazioni non siano viste di buon occhio, in quanto si ritiene che la concorrenza internazionale danneggi le imprese interne, costringendole a guadagni ridotti o in alcuni casi alla chiusura, con le conseguenti perdite di posti di lavoro.

dazi, conosciuti anche come tariffe doganali, sono imposte applicate sui beni importati da altri paesi con la principale finalità di difendere le imprese interne dalla concorrenza internazionale. Nelle intenzioni di chi li applica, i dazi servono a rendere meno competitive le merci importate dall’estero, poiché l’aggiunta di un’imposta innalza artificiosamente il loro prezzo finale. In realtà, i dazi possono avere effetti molto negativi sulla crescita economica degli stessi paesi che li applicano e la gran parte degli economisti ritiene che il libero scambio internazionale sia la condizione più favorevole per la crescita economica.

Come si diceva innanzi, i dazi sono imposte che alzano artificiosamente i prezzi dei beni importati: ad esempio, qualora gli Stati Uniti applicassero dazi sui beni delle aziende estere esportatrici, questi aumenterebbero di prezzo e di conseguenza diverrebbero meno appetibili per i loro acquirenti. Di fatto, i cittadini americani si troverebbero a pagare prezzi più alti per beni importati dall’estero. A prezzi più alti corrisponde una minore domanda di beni ed una possibile contrazione della produzione. Inoltre, l’applicazione di tariffe doganali anche a materie prime e semilavorati importati (si pensi all’acciaio e all’alluminio) innanza i costi di produzione di tutti i beni che li utilizzano, contribuendo ad incrementare i prezzi dei beni finiti. Inoltre, se l’UE, il Canada o gli altri stati a sua volta rispondessero imponendo dazi ai prodotti statunitensi, anche questi finirebbero per costare di più per i consumatori europei, contraendo le vendite all’estero e riducendo le esportazioni e quindi la produzione. In sostanza, i dazi finiscono per far crescere i prezzi e contrarre l’economia, danneggiando direttamente i consumatori finali. Oltre a questo effetto diretto, secondo molti economisti, la sola incertezza legata alla potenziale introduzione delle tariffe doganali da parte degli Usa, sta disorientando gli operatori economici, spingendo a posticipare gli investimenti e scelte di consumo, con un impatto negativo sul PIL. In sostanza, l’imposizione di dazi rappresenta uno shock di offerta negativo, con implicazioni rilevanti sull’inflazione e sulla crescita economica.

 

Una stima dell’impatto dei dazi USA.

È assai difficile stimare l’impatto dei dazi su inflazione e crescita economica poiché esso dipende dalla loro entità, dalle eventuali misure ritorsive e dalle scelte commerciali e di investimento delle singole imprese e dei consumatori. Le stime effettuate sembrano indicare che la Cina e gli stessi Stati Uniti potrebbero essere i paesi maggiormente penalizzati dai dazi in termini di contrazione del PIL, mentre più contenuto sarebbe l’impatto per l’Unione europea e la stessa Italia. L’impatto dei dazi sull’economia italiana potrebbe però essere assai significativo in alcuni settori chiave per la nostra economia, come l’agroalimentare (vino, olio di oliva, pasta, formaggi, ecc.), la moda e la meccanica. Più in generale, i paesi dell’Unione Europea, anche quando meno penalizzati in termini percentuali sul PIL, potrebbero avere maggiore difficoltà a sopportare il loro impatto a causa dei livelli di crescita di partenza assai bassi (inferiori all’1% per Germania ed Italia nel 2025).

In questi ultimi giorni, i mercati finanziari, che in un primo momento sembravano ignorare le minacce di Trump, hanno visto scendere rapidamente le quotazioni delle azioni e delle obbligazioni. Il timore degli investitori e che una guerra commerciale possa far risalire l’inflazione e rallentare l’economia fino a mandarla in recessione.

 

 

Conclusioni

Se l’imposizione generalizzata di dazi è indubbio che genererebbe inflazione e rallentamento della crescita economica, alcuni ritengono che le misure minacciate da Trump stiano venendo utilizzate come strumento negoziale. A supporto della loro tesi portano la sospensione di alcune misure annunciate: nel caso del Messico, ad esempio, i dazi sono stati impiegati per ottenere maggior controllo dell’immigrazione illegale e del traffico di droga. In prospettiva, la minaccia di dazi sulle importazioni europee potrebbe aprire negoziazioni sul fronte energetico e della difesa. Più incerto sembra il campo di possibile negoziazione con la Cina, vista l’agguerrita competizione fra i due paesi. Al contrario, se i dazi finora minacciati venissero pienamente implementati, potrebbero avere un impatto significativo sulla crescita e sull’inflazione degli stessi Stati Uniti (ipotizzabili nell’ordine di un punto percentuale). Le varie stime disponibili sono tuttavia molto eterogenee e l’effetto netto sui diversi settori e sull’economia USA e globale dipenderà da molti fattori, incluse le eventuali ritorsioni commerciali. Non resta che sperare che le minacce restino tali e che il mondo ed i politici che lo governano non commettano, per ignoranza o per spregiudicato interesse politico, gli stessi errori che nel passato sono costati assai cari al benessere dei cittadini che si diceva di voler proteggere.