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Navigare in acque incerte” è il sottotitolo del rapporto OCSE sulle prospettive economiche mondiali pubblicato questa settimana. I dazi e le possibili guerre commerciali stanno gravando sulle prospettive di crescita e di inflazione. Secondo le proiezioni, nei prossimi due anni la crescita mondiale rallenterà e risulterà inferiore alle attese, con un’inflazione che rimarrà al di sopra degli obiettivi per un periodo più lungo del previsto in molte economie. Le stime aggiornate indicano che nel 2025 l’economia mondiale crescerà del 3,1%, un valore inferiore dello 0,2% rispetto alle previsioni dello scorso dicembre. L’inflazione globale è prevista al 3,8%, in aumento dello 0,7% rispetto alle previsioni di fine 2024. In particolare, negli Stati Uniti le prospettive di inflazione sono state riviste al rialzo di 0,7 punti percentuali, raggiungendo il 2,8%. Tra i rischi principali vi è un ulteriore aumento delle barriere commerciali e l’esplodere di guerre commerciali, che potrebbero penalizzare ulteriormente la crescita mondiale e causare un incremento dell’inflazione e un riprezzamento destabilizzante dei mercati finanziari qualora l’economia mondiale rallenti più bruscamente del previsto.

 

Le prospettive di crescita economica

Le nuove proiezioni dell’OCSE indicano un rallentamento della crescita del PIL mondiale nei prossimi due anni: dal 3,2% nel 2024 al 3,1% nel 2025 ed al 3,0% nel 2026. La causa principale è attribuibile alle maggiori barriere commerciali e incertezze geopolitiche. Negli Stati Uniti, la crescita del PIL passerà dal 2,8% del 2024 al 2,2% nel 2025 e all’1,6% nel 2026. Nella zona euro, si passerà dallo 0,7% del 2024 all’1,0% nel 2025 e l’1,2% nel 2026. In Cina, la crescita passerà dal 4,8% di quest’anno al 4,4% nel 2026. L’India sarà il paese con il maggiore livello di crescita. L’Italia vedrà il PIL salire dello 0,7% quest’anno, in linea con il 2024, con una lieve accelerazione allo 0,9% nel 2026. In questo scenario, l’aumento della spesa per la difesa potrebbe sostenere la crescita, ma aumenterebbe le pressioni sui bilanci pubblici a lungo termine. Qui sotto trovare il grafico relativo alle previsioni di crescita del PIL per i prossimi due anni raffrontato con i dati del 2024.

Le prospettive di andamento dell’inflazione

L’inflazione rimarrà al di sopra degli obiettivi di lungo termine per un periodo più prolungato, sebbenew in calo per l’indebolimento dell’economia. Nei Paesi del G20, scenderà dal 3,8% nel 2025 al 3,2% nel 2026, superando comunque le previsioni di fine 2024. Un’inflazione elevata potrebbe causare una politica monetaria più rigida con tassi che scenderanno più lentamente di quanto si potesse suppore qualche mese fa e portare ad un riprezzamento con possibile destabilizzazione dei mercati finanziari. Qui sotto trovate le previsioni di inflazione totale dell’OCSE per l’anno in corso e per il prossimo.

I dazi e le incertezze all’orizzonte

Secondo l’OCSE fra i rischi principali per l’economia mondiale vi è un aumento più ampio del previsto delle barriere commerciali, che colpirebbe ulteriormente la crescita mondiale e indurrebbe un aumento dell’inflazione. Il rapporto indica le economie più dipendenti dal commercio come le più esposte, con il caso limite del Messico che a dazi in vigore andrebbe in recessione a causa di un impatto sul PIL superiore all1%. Gli Usa saranno anch’essi fortemente impattati dai dazi, seguiti dal Canada, mentre l’impatto per l’area euro sarà più contenuto. Si veda il grafico sotto con le previsioni sugli effetti di un incremento del 10% delle barriere doganali fra gli Stati Uniti e gli altri paesi.

Le raccomandazioni dell’OCSE

L’OCSE suggerisce alle banche centrali di rimanere vigili, data l’elevata incertezza del contesto economico e la possibilità che l’aumento dei costi commerciali alzi salari e prezzi, ma dovranno essere pronte ad abbassare ulteriormente i tassi di interesse per sostenere la crescita nei Paesi in cui si prevede che l’inflazione scenderà o rimarrà contenuta. Dal canto loro, gli Stati dovrebbero mantenere una disciplina di bilancio per garantire la sostenibilità del debito e prepararsi agli shock futuri. Infatti, gli elevati livelli di debito pubblico dovrebbero essere contenuti per avere a disposizione una “riserva” di spesa a sostegno della ripresa in caso di recessione economica.

Le conclusioni

In un’economia che rallenta ci sono notevoli incertezze all’orizzonte. La frammentazione economica mondiale e l’aumento delle barriere commerciali ostacolano la crescita globale e aumentano l’inflazione. Un’inflazione elevata porterebbe a politiche monetarie più rigide e destabilizzerebbe i mercati finanziari. I venti contrari dovuti alle pressioni commerciali rafforzano la necessità di imprimere un nuovo impulso alle riforme di politica interna mirate a rafforzare la produttività. Ma l’auspicio più importante è che l’economia mondiale sia meno influenzata dai dazi futuri e che la cooperazione internazionale non venga soffocata da scontri di potere bilaterali.